Il trattato di Maastricht compie 23 anni e non abbiamo ancora capito cos’è. Il 1 novembre del 1993 entrava in vigore il patto che trasformò per sempre l’allora Comunità economica europea, ponendo le basi per l’Unione che oggi conosciamo.

Deficit, debito pubblico, inflazione. Parole fino a quel momento conosciute solo dagli economisti, oggi sono i titoli d’apertura dei quotidiani e telegiornali italiani. Nelle ultime settimane la Commissione europea si è scontrata con il governo Renzi per il mancato rispetto di uno di questi parametri (legato al deficit, ma ci arriviamo), chiedendo di rivedere la legge di bilancio, cioè il provvedimento che stabilisce come e quanto lo Stato spenderà per l’anno successivo. E nel caso dell’Italia quanto debito creerà per finanziare le sue spese. Qui ho riassunto entrambe le posizioni. Bruxelles pretende che siano rispettati, condizionano le scelte economiche dei nostri governi, molti italiani sono cresciuti benissimo anche senza conoscerli; ma cosa sono i parametri di Maastricht?

La piazza principale di Maastricht (si pronuncia con l'accento marcato sulla i)
La piazza principale di Maastricht (si pronuncia con l’accento marcato sulla I)

Sono la parte centrale del trattato firmato nell’allora sconosciuta cittadina olandese il 7 febbraio 1992 . Si tratta di cinque requisiti fondamentali che gli Stati dovevano rispettare per entrare nell’euro. La moneta unica che fu adottata da 11 paesi nel 1999 ed entrò in circolazione tre anni dopo. Due sono strettamente monetari. Gli Stati non potevano svalutare la propria moneta né uscire dal sistema concordato di tassi di cambio. Lo scopo era quello di non creare disequilibri economici che avrebbero impedito di adottare una moneta comune.

Il tasso di cambio è il numero di unità di moneta estera che possono essere acquistate con un’unità di moneta nazionale

Il terzo parametro è legato all’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi dei beni o dei servizi con la conseguente perdita del potere d’acquisto dei consumatori, che non doveva superare l’1,5 della media dei tre Stati più virtuosi. Vincolo voluto fortemente dalla Germania, terrorizzata dall’idea di tornare all’iperinflazione degli anni 20, quando a causa dell’alto debito derivato dalla prima guerra mondiale, per comprare un uovo servivano 320 milioni di marchi.

Bambini tedeschi, anni '20. La piramide non è formata da Lego ma da pacchi di banconote.
Bambini tedeschi, anni ’20. La piramide non è formata da lego ma da mazzette di contanti.

Gli ultimi due vincoli sono i più famosi e sono legati al rapporto tra debito e il Prodotto interno lordo (Pil), cioè la somma dei beni e dei servizi finali prodotti in un anno all’interno di un paese. Il disavanzo pubblico, per gli amici deficit, non deve superare il 3% del PIl. Al momento quello italiano è al 2,3%. E allora perché la Commissione ha mandato una lettera a Roma chiedendo di rivedere la legge di Bilancio se il rapporto è sotto il 3%?  Lo spiego qui.

Deficit è il saldo negativo tra le entrate e le uscite di uno Stato in un anno.

Il quinto riguarda il debito pubblico, cioè il debito totale che lo Stato ha nei confronti di individui, imprese o banche tramite obbligazioni e titoli di Stato. Soldi che servono a coprire le spese dello Stato e ripianare i deficit annuali. Questo debito secondo il trattato di Maastricht non deve superare il 60% del Pil.  Al momento il nostro debito pubblico ammonta a 2.224,7 miliardi, pari al 132% del prodotto interno lordo. Basta guardare i dati per capire perché l’Italia non riesca a imporre la propria politica economica anti austerity.

L'Italia è il secondo paese europeo dopo la Grecia con il più alto debito pubblico
L’Italia è il secondo paese europeo dopo la Grecia con il più alto debito pubblico

Il trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, dal 1993 ha subito molte modifiche, mantenendo però lo stesso nome. I vincoli economici non solo sono rimasti, ma sono stati anche rafforzati nel patto di Stabilità e Crescita firmato anche dall’Italia nel 1997. Così come il simbolo dell’inasprimento dei parametri di Maastricht: il Fiscal Compact del 2012. Tra le misure previste c’è l’obbligo per Paesi come l’Italia che hanno un rapporto debito pubblico Pil oltre il 60% di pagare interessi molto alti per ridurre il debito.

Infografica di Ansa-Centimetri
Infografica di Ansa-Centimetri

Maastricht è stata importante dal punto di vista economico e decisiva per il futuro dell’odierna Unione europea. La scelta di togliere il termine economica, lasciando Comunità Europea (CE) entusiasma solo gli appassionati di sigle, ma il significato politico è stato enorme. Nel 1989 era caduto il muro di Berlino e la volontà politica era quella di accogliere i paesi dell’Est Europa, orfani dell’Urss (Unione delle repubbliche socialiste sovietiche) in una comunità non più solo economica, ma anche politica, dove gli Stati avrebbero perso sempre più sovranità a favore di Bruxelles.

Novembre 1989. Un bambino tedesco saluta l'Europa che non sarà più la stessa
Novembre 1989. Un bambino tedesco saluta l’Europa che non sarà più la stessa

Un sogno per i federalisti europei, un incubo per Margaret Thatcher, sostituita da John Major come premier e leader dei conservatori per volere del suo stesso partito nel 1990. La lady di ferro si oppose con forza alla ratifica del trattato, capeggiando la minoranza ribelle dei Tories, senza però riuscire a vincere la sua battaglia politica. Nel video la Thatcher definisce il trattato come una spinta esagerata (over the top) verso una nuova entità politica. Non è un caso che questo discorso sia apparso in uno spot dei sostenitori del Leave durante la campagna per il referendum sulla Brexit dello scorso giugno.

Trattato fondamentale per la nascita dell’Unione ma anche per le successive politiche di austerità, Maastricht passerà alla storia come uno snodo cruciale dell’Ue.

Non si può dire lo stesso della sua colonna sonora: L’Europa siamo noi di Cristina D’Avena. Ma questa è un’altra storia, spiegata molto bene dai ragazzi di Daily Noise.