Da “hard” a “soft” Brexit. Lo scorso 3 novembre, l’Alta corte inglese, il tribunale più importante in Inghilterra dopo la Corte suprema, ha stabilito che sarà il Parlamento a decidere come e quando il Regno Unito avvierà i negoziati per uscire dall’Unione europea.

Il Parlamento è sovrano secondo i giudici della corte che hanno accettato il ricorso di Gina Miller. La manager contestava la decisione del governo di iniziare i negoziati per la Brexit, senza passare da un voto del Parlamento.

“Non sono una politica, ho solo visto l‘elefante nella stanza: la mancata validità legale della Brexit”, ha dichiarato Miller, soprannominata la “vedova nera per la sua lotta contro le attività poco etiche della City di Londra.

Durante l’Andrew Marr Show, Nigel Farage, leader dello Ukip, ha attaccato la milionaria, accusandola di aver scavalcato il volere dei cittadini e messo tutto nelle mani dei deputati. “Il popolo ha deciso ma siamo in una democrazia parlamentare e i parlamentari discuteranno sul modo migliore per uscire dall’Ue” ha risposto la manager che ora non può più uscire di casa a causa delle minacce di morte.

Ora che si fa? Theresa May, primo ministro inglese ha annunciato che farà ricorso alla Corte Suprema. In attesa del voto di dicembre, il Governo dovrà aspettare prima di invocare l’articolo 50, come aveva promesso di fare entro marzo del 2017.

L’articolo 50 del TUE (il Trattato sull’Unione europea) consente a uno Stato di recedere volontariamente dall’Ue in modo unilaterale. È l’atto formale per iniziare i negoziati con l’Unione.

Favorevole al “Remain” quando era ministro degli interni, Theresa May ha cambiato idea dopo aver sostituito David Cameron come premier del Regno Unito. Nel primo discorso da leader dei conservatori May aveva detto di voler rispettare il volere degli elettori e trovare il miglior accordo possibile, senza passare dal Parlamento. Perché “Brexit, significa brexit”.

Brexit significa brexit. Ma sarà il Parlamento a scegliere l’aggettivo.

Il Governo, a parole, la vorrebbe hard: abbandono totale del mercato unico, ripristino dei dazi sulle importazioni, controllo dei confini e della giurisdizione interna. Liberi di fare nuove leggi senza rispettare i vincoli europei e di stipulare accordi commerciali. Con gli Stati Uniti per esempio. Non a caso la May sarà il primo ospite alla Casa Bianca del presidente Trump.

Nei fatti al numero 10 di Downing Street non hanno ancora un piano scritto, come rivela il documento segreto pubblicato dal Times  e la decisione della Corte ha messo tutto nelle mani del Parlamento.

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La soft brexit non piace al Governo May perché costringerebbe il Regno Unito a contribuire ancora al budget dell’Unione europea. Condizione inaccettabile per i sostenitori del Leave.

I laburisti vorrebbero una “soft” brexit.  Jeremy Corbyn, leader dell’opposizione, ha proposto al governo un documento con quattro punti da soddisfare per votare l’uscita dall’Unione europea. I due più importanti riguardano la permanenza nel mercato comune e l‘inviolabilità delle leggi europee che proteggono i diritti dei lavoratori inglesi. Il Regno Unito tornerebbe al 1971, cioè l’anno prima di entrare nell’allora Comunità economica europea (Cee) faceva parte dell’associazione europea di libero scambio.

Il Governo non ha i numeri per forzare la mano con solo 12 seggi di vantaggio sulle opposizioni e con almeno 20 deputati nella maggioranza favorevoli alla proposta di Corbyn.

Conservatori al governo con 330 deputati. Laburisti (232) Nazionalisti scozzesi (56), liberal democratici (8) all'opposizione. (Credits Press Association)
Conservatori al governo con 330 deputati. Laburisti (232) nazionalisti scozzesi (56), liberal democratici (8) all’opposizione. (Credits Press Association)

Theresa May ha due opzioni: trattare con le opposizioni o andare alle elezioni. Ma in quel caso offrirebbe una seconda chance a chi ha votato per il Remain nel referendum dello scorso 23 giugno.

Tim Farron, convinto europeista e leader dei Lib dem, ha proposto addirittura di indire un nuovo referendum sugli elementi dell’accordo, mentre il partito nazionalista scozzese (SNP) è a favore della proposta di Corbyn pur di non perdere il mercato unico europeo.

Non sappiamo ancora cosa deciderà il Regno Unito, ma la posizione di Bruxelles è chiara: chi esce dall’Unione non potrà avere gli stessi benefici di chi è rimasto. Juncker ha detto chiaramente che l’Unione europea sarà intransigente nell’impedire al Regno Unito di rimanere nel mercato unico: “non possono avere un piede in due staffe”.