Articolo originariamente apparso il 16 novembre su Europhonica, che ne mantiene tutti i diritti. Clicca qui sotto per sentire l’intera puntata.

La risposta è arrivata.  Dopo nove mesi, Google ha replicato all’accusa della Commissione europea di aver violato le regole comunitarie sulla concorrenza nel mercato delle app per telefoni.

Secondo la commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager, il colosso di Mountain View avrebbe sfruttato la propria posizione dominante nel mercato per impedire agli sviluppatori delle aziende telefoniche di modificare liberamente il sistema Android.

 

 

Il senior vice president di Google Ken Walker, il 10 novembre ha pubblicato un documento promesso da aprile  ma che la Commissione non aveva ancora ricevuto. Una risposta punto su punto da 7 miliardi di dollari. Tanto quanto la multa che Google dovrebbe pagare alla Commissione se fosse sanzionata. Pari al 10% del valore dell’azienda.

“Google non ha danneggiato la concorrenza tra gli operatori telefonici e chi crea le app. Anzi, l’ha espansa tutelando gli interessi di chi crea gli operatori” ha dichiarato Walker.  Secondo Bruxelles, Google dopo aver acquistato nel 2005 Android,  open source, quindi modificabile per definizione, lo ha reso sempre col tempo un sistema chiuso. Per fare un esempio concreto, i costruttori di telefoni come Huauei e Asus si troverebbero una gabbia predefinita che non potrebbero estendere a loro piacimento.

 

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Margrethe Vestager,48 anni, danese. Dal 2014 commissaria europea alla concorrenza.

Per Walker il sistema Android deve avere una versione compatibile e comune a tutti per evitare un sistema frammentato e vulnerabile che confonderebbe e danneggerebbe i consumatori. Sono le stesse aziende a pretendere un’armonia comune per differenziarsi in altri aspetti come la creazione di cellulari e tablet per tutte le tasche. Android non sarebbe una “strada chiusa” come sostiene la Commissione, ma  “un’autostrada”. Direzione comune,  velocità e corsie diverse a seconda dello smartphone.

Vestager ha accusato Google di aver “costretto” i consumatori a usare le proprie applicazioni che si trovano nello smartphone acquistato, senza poterli rimuovere. L’app sotto accusa è Google Search che condizionerebbe l’accesso a internet degli utenti. Il browser farebbe vedere solo alcuni risultati, nascondendo altri.

 

Le app di google pre installate nei telefoni con sistema Android. C
Le app di google pre installate nei telefoni con sistema Android. Chrome, Drive, Gmail, Google maps.

Walker si difende sostenendo che le app nella schermata iniziale sono meno di un terzo del totale e i consumatori non cercano più i prodotti solo dai motori di ricerca ma tramite altre strade: social network, app, o piattaforme speciali. E a differenza di Microsoft e Apple, Google permetterebbe al consumatore di disinstallare le app in qualsiasi momento.

Cosa succederà ora? Multa o non multa, il ceo di Google Sundar Pichai ha dichiarato che Google rimarrà in Europa e venerdì 18 a Bruxelles l’ha riferito di persona alla Vestager e a Gunther Oettinger, il commissario europeo per l’economia e le società digitali (di lui abbiamo parlato qui).

Pichai era già stato a Bruxelles nel febbraio del 2016 ma l’incontro con la Vestager per convincere la commissaria a non sanzionare Google dopo le indagini iniziate nel novembre 2010, si rivelò fallimentare.