Articolo originariamente apparso il 30 novembre su Europhonica, che ne mantiene tutti i diritti. Clicca qui sotto per sentire l’intera puntata.

Da kapò a Cancelliere. Era il 2003 quando il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi insultò Martin Schulz. L’allora capogruppo del partito socialdemocratico in 13 anni ne ha fatta di strada,  fino a diventare nel 2012 presidente del Parlamento europeo.

Il kapò era il prigioniero che nei campi di concentramento nazisti, veniva scelto per mantenere l’ordine e sorvegliare gli altri detenuti.

Dopo quattro anni ha deciso di dimettersi per tornare in Germania. Alle prossime elezioni del 2017 sarà il candidato capolista del SPD nel nord reno westfalia, land tedesco ricchissimo. Dal 2010 guidata dai socialdemocratici. Un fortino elettorale che lo farà entrare di sicuro nel Bundestag, il Parlamento tedesco.

Lì, a soli 200 km da Bruxelles, nella Ruhr, da sempre contesa tra Francia e Germania, dov’è nata l’Europa che conosciamo oggi, partirà la corsa di Martin Schulz a un posto rilevante nella politica tedesca.

A gennaio sapremo se l’SPD lo avrà scelto come suo  cancelliere. Il candidato per ora è Sigmar Gabriel che ricopre il ruolo di vice Merkel nel governo di coalizione tedesco, Schulz ha dichiarato di voler “continuare a lottare per il progetto europeo a livello nazionale.” fino alle elezioni potrebbe ricoprire il ruolo di Ministro degli esteri lasciato vacante dal socialista Frank Walter Steinmeir, che diventerà il prossimo Presidente della Repubblica tedesca.

Cancelliere è il nome che in Germania e Austria si dà al primo ministro. Equivale al Presidente del Consiglio anche se rispetto all’omologo italiano ha il potere di nominare e revocare i ministri del suo governo.

Secondo sondaggi dell’istituto Enmid, Schulz sarebbe più popolare del collega di partito Gabriel tra gli elettori tedeschi ma l’ostacolo per la Cancelleria è dal 2005 Angela Merkel che ha deciso poche settimane fa di correre per ottenere il quarto mandato consecutivo.

I tedeschi la amano meno di prima. Pesa la sua politica di accoglienza dei rifugiati siriani, giudicata da molti un segno di debolezza. Ma rimane comunque la favorita per la sua capacità di mediazione e temporeggiamento che ha garantito da più di 10 anni la tutela degli interessi della Germania.

La forza della Germania deriva anche dalla sua stabilità politica. Sette cancellieri dal 1949 a oggi. Dall'alto Adenauer, CDU, 1949-1963, Erhard, CDU, 1963-1966, Kiesinger, CDU, 1966-1969, Willy Brandt, SPD, 1969-1974. Dal basso Schmidt, SPD, 1974-1982; Kohl, CDU, 1982-1998; Schroeder, SPD, 1998- 2005; Merkel, CDU, 2005 - oggi. Fonte Ansa- Cdc
La forza della Germania deriva anche dalla sua stabilità politica. Sette cancellieri dal 1949 a oggi. Dall’alto a sinistra Adenauer, Erhard, Kiesinger, Brandt. Dal basso a sinistra: Schmidt, Kohl, Schroeder, Merkel. Fonte Ansa- Cdc

A settembre i tedeschi decideranno chi sarà il loro Cancelliere per i prossimi 4 anni, mentre  i cittadini europei aspetteranno i risultati per sapere se la politica di austerità continuerà, si attenuerà o sarà ribaltata completamente. Tutte tre ipotesi che ad oggi non possiamo escludere ma che dipenderanno da chi vincerà le elezioni e come.

Se il terzo partito xenofobo Alternative fur Deutschland raggiungesse un ottimo risultato l’Spd e la Cdu sarebbero costretti a riformare la seconda grande coalizione consecutiva. E li si conterebbe voto su voto per stabilire il peso dei due partiti nella Grosse Koalition.

Frauke Petry, 41-anni, leader di Alternative fur Deutschland
Frauke Petry, 41-anni, leader di Alternative fur Deutschland. I sondaggi danno il suo partito al 13,4%,

Un risultato forte del Spd porterebbe confermerebbe Merkel cancelliera che però imporrebbe meno la politica di austerità. Ma la stessa Angela, al quarto mandato e sicura di non ricandidarsi, potrebbe ragionare più da statista che da politica dando il via libera a manovre più espansive nell’Unione.

Le dimissioni di Schulz hanno scatenato anche il gioco di poltrone europeo. Chi sarà il suo successore? La prassi vorrebbe un esponente del Partito popolare europeo. Tra i nomi in lizza ci sono Manfred Weber, attuale capogruppo tedesco del Ppe, considerato il mastino dell’austerity ma anche l’italiano Antonio Tajani e il social democratico Gianni Pittella. 

Per eleggere il presidente dell’europarlamento servono però i voti dei socialdemocratici che non vorrebbero un altro politico del PPE nella terza carica più importante dell’Unione,  dopo Juncker alla presidenza della Commissione europea e Donald Tusk al vertice del Consiglio europeo.