L’Iphone compie dieci anni e l’Unione europea aspetta ancora un regalo da 13 miliardi di euro. Più gli interessi.

Più o meno l’importo delle tasse che Apple avrebbe evaso, secondo la Commissione, grazie a un accordo illegittimo con l’Irlanda, dove si trova la sede europea della multinazionale. Il ceo Tim Cook ha dichiarato di voler ricorrere alla corte di giustizia europea contro la decisione. Questo caso è solo l’ultimo di una lunga serie di scontri tra Apple e l’Unione europea dal 2007 a oggi. Quasi uno ogni due anni.

E dire che il rapporto era iniziato nel migliore dei modi. Nel settembre del 2008 l’allora commissario europeo per la concorrenza Neelie Kroes nominò Steve Jobs consulente per il mercato europeo della musica online.

Una commissione formata tra gli altri  da Mick Jagger e John Elkan, con il compito di fornire soluzioni concrete per ridare linfa a un mercato in crisi allora come oggi. Un attestato di stima dato da Bruxelles all’uomo che sette anni prima aveva rivoluzionato il mondo della musica presentando l’Ipod.
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Iphone che esplodono. L’altra grande rivoluzione del Ceo con il maglione nero a collo alto, l’Iphone, ha creato fin da subito molti problemi con l’Ue. A partire dall’agosto del 2009, quando la Commissione ha aperto un’inchiesta sul melafonino per due casi di esplosione spontanea.

Uno in Francia, dove un 18 enne fu colpito all’occhio da una scheggia del vetro del cellulare, l’altro in Olanda quando un signore lasciò il proprio Iphone 3G in macchina, ritrovando dopo poche ore il sedile bruciato dall’autocombustione spontanea del telefonino. Dopo pochi mesi non ci sono stati più casi del genere e la Commissione ha archiviato l’indagine dopo un colloquio con Apple.

Garanzia sui prodotti. Il primo vero scontro tra i due “colossi” c’è stato nel 2012, quando nel giro di pochi mesi Bruxelles ha costretto per ben due volte Apple a rispettare i diritti dei consumatori europei. La Commissione prima ha multato la multinazionale di Cupertino per 900mila euro e poi l’ha obbligata a concedere due anni di garanzia per i prodotti difettosi venduti. Apple fino a quel momento garantiva ai propri clienti solo il primo anno dall’acquisto.

Una polizza chiamata “Apple Care” estendeva la garanzia per altri due anni, a pagamento. Un contratto non valido nel mercato unico europeo che prevede almeno 24 mesi gratuiti per riportare in negozio i prodotti danneggiati con lo scontrino e ottenere un altro modello. Apple ha ceduto ma solo per i prodotti danneggiati al momento dell’acquisto.

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Questione di decibel. Stesso anno, un’altra direttiva europea da rispettare. Apple è stata costretta a modificare il sistema iOS 6 e ad abbassare il volume massimo delle cuffie dei propri Iphone da 120 fino 85 decibel. Cioè il livello raccomandato dagli esperti dell’Ue per non arrecare danni all’udito dei suoi cittadini.

La direttiva è un atto vincolante delle istituzioni comunitarie europee che obbliga lo Stato membro a raggiungere un risultato preciso.

Caricabatterie standard. Nel corso degli anni Apple ha continuato ad adattarsi alle richieste delle istituzioni europee. Come nel 2014 quando l’Europarlamento pretese un caricabatterie standard per tutti i cellulari presenti nel mercato unico. Marche diverse ma stesso modello. Fino ad allora quelli di Nokia e Apple erano compatibili solo con i propri telefonini.

Un punto cardine della filosofia dell’azienda di Jobs è sempre stato quello de “l’universo chiuso”: tra device e pezzi di ricambio i suoi clienti possono rifornirsi solo dei materiali venduti da Apple. Per evitare multe salate, il nuovo Ceo Tim Cook ha acconsentito alle richieste europee.

Acquisti in-app. Un altro scontro, questa volta sugli acquisti inconsapevoli nelle App . Alcune associazioni dei consumatori europei avevano segnalato di essere stati ingannati dalla scritta “gratis” accanto all’icona della applicazioni. Molti adolescenti dopo aver scaricato alcune applicazioni di giochi si erano visti addebitare bollette esagerate sulla carta di credito dei genitori associata all’App Store.

Fuorviati dalla scritta, con il download avevano autorizzato il pagamento “in-app”, senza saperlo. Per questo nel novembre del 2014 Apple ha deciso di cambiare il tasto “gratis” con “ottieni” in modo da non ingannare i consumatori ed evitare acquisti non voluti.